Canzonette e relativismo storico

Re Carlo e la pulzella

L’azione di denuncia di Faber e Paolo Villaggio nei confronti di quel gran porco di Carlo Martello viene soppressa dalla manus longa della censura in “Carlo Martello torna dalla battaglia di Poitiers”.  La forza espressiva di:

Frustando il cavallo come un mulo, quel gran faccia da culo di un re si dileguò

Viene sedata in un affresco bucolico di cavalleresca memoria in:

Frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco, il re si dileguò.

Convengo con chi noterà che nella versione originale l’autore sfrutta una delle rime baciate più banali della metrica clownesca italiana, alla portata di un bambino dell’asilo che intona il celebre “disse la vacca al mulo…” ma la potenza della frase risiede nel giudizio di merito espresso contro il sire, per nulla nobile né regale nell’approfittare di una situazione per cui non accetta di pagare il – seppur contestato – conto.

Quello che mi chiedo è se la censura di allora abbia agito solo contro l’epiteto “faccia da culo” o piuttosto abbia pesato il fatto che fosse rivolto ad un re e quindi ad un’autorità. In fondo la censura è sempre al servizio del potere costituito, anche se questo è ormai destituito da secoli…

La figura di Carlo Martello poi, o meglio prima, ben prima dell’uscita della canzone, diventa emblema del relativismo storico, di come un evento venga raccontato ed interpretato in modi diversi a seconda del punto di vista dello storico, poeta, narratore che assiste alla vicenda e la tramanda.

Fin dalle scuole elementari ci hanno dipinto Carlo Martello come un paladino della cristianità, un eroe per l’Europa del Medioevo che fermò impavido l’avanzata dei Mori in Francia nella celebre battaglia di Poitiers, impedendo così la penetrazione dei musulmani in Europa e relegandoli ai territori già conquistati della Spagna. Ci hanno raccontato la battaglia di Poitiers come spartiacque per le sorti dell’Europa tra cristianità ed Islam, come punto di svolta e di non-ritorno in un senso o nell’altro.

Allargando la prospettiva storica emerge che quello sopra è un cumulo di idiozie.

Bernard Lewis nel suo “I musulmani alla scoperta dell’Europa” racconta di come quello di Poitiers non fu che uno scontro tra l’esercito di Carlo Martello ed un “branco di ladroni”, ossia non le truppe ufficiali del regno musulmano ma una compagine poco nutrita di predoni arabi, per nulla significativa nell’ottica di una dominazione sui territori francesi.

Per cui Carlo Martello ha partecipato ad una scaramuccia come tante altre, senza aver di fatto bloccato un eventuale islamizzazione dell’Europa.

Non il paladino di una gigantesca battaglia della cristianità, non un eroe che ha sconfitto una moltitudine di nemici.

Un combattente, un condottiero, che per giunta andava pure a mignotte. Tra il glicine e il sambuco, ecco.

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